Marchio aziendale, logotipo, brand identity, pay off.

25 Nov 2020 | Comunicazione

Perché spendere soldi per il marchio aziendale e per l’immagine della mia impresa?

Il marchio aziendale, o logo, o “brand” (per usare un termine anglosassone oggi molto di moda tipico del mondo pubblicitario), è l’elemento principale che deve contraddistinguere  un’azienda, un prodotto o un servizio, dai propri concorrenti che operano nello stesso ambito commerciale.

 

L’insieme degli elementi che costituiscono il marchio aziendale (identità di marca, o brand identity nel gergo pubblicitario) sono:

  • il nome, cioè la parte fonetica, pronunciabile, che può corrispondere al nome dell’azienda, ad un acronimo o ad un nome di fantasia;
  • il simbolo grafico (che può essere geometrico o pittorico);
  • il logotipo, caratterizzato dall’utilizzo del lettering per comporre la parte scritta
  • il pay off, una frase che deve essere il più memorabile possibile e che parli della la bontà, in senso qualitativo, del nostro brand.

Il carattere utilizzato nella progettazione di un logotipo è estremamente importante.

A seconda della scelta del lettering che si adotterà, graziato, bastone, corsivo, più o meno bold, ci permetterà di trasmettere il “tono” del marchio.

Un carattere graziato, quindi, comunicherà un tono più fine ed elegante, mentre un lettering bastone, magari bold, darà un’impressione di qualcosa di più deciso ed impattante.

Questo è un punto fondamentale perché all’interno di un logotipo la scelta del carattere comunica a chi lo sta leggendo proprio, come dice la parola, il carattere dell’azienda che ci sta dietro.

Marchio aziendale: qual è la situazione del mercato? Come si può emergere?

Ogni giorno siamo tempestati di messaggi pubblicitari, sotto forma di spot televisivi, comunicati radio, campagne stampa e TV, affissioni stradali, stimoli visivi e sonori prodotti dai supermercati, dai centri commerciali e quant’altro.

In questa abbuffata quotidiana cui sono sottoposti i nostri occhi, le nostre orecchie e la nostra mente, le aziende fanno a gara a chi si rende più visibile ed “appetibile”, in una continua gara a chi alza più la voce per farsi sentire ad un numero sempre più alto di consumatori.

Gli obbiettivi finali delle aziende sono tre: VENDERE, VENDERE, VENDERE…!

Anche per quanto riguarda i marchi delle aziende storiche e più consolidate, con brand universalmente riconosciuti, è costante l’attacco di nuove realtà commerciali che cercano di farsi largo sgomitando per crearsi un proprio spazio all’interno del mercato, nuove aziende con nuovi brand che devono cercare di offrire prodotti e servizi sempre più innovativi.

La parola d’ordine, oggi, in tema di marchio aziendale è “diversificarsi”, cercare, di offrire al mercato qualcosa di nuovo, unico e diverso da tutti gli altri.

La sfida, quindi, è quella di cercare di essere quanto più creativi, studiando modi sempre nuovi per trasmettere positività e credibilità, in primis attraverso marchi e logotipi che sappiano parlare un linguaggio moderno e colpire l’immaginazione del consumatore, in modo sempre più rapido, impattante ed efficace.

Quindi, quali sono le caratteristiche più importanti di un marchio?

Un marchio aziendale deve parlare.

La scelta degli elementi geometrici, del lettering, dei colori e la combinazione dei vari componenti tra di loro deve far si che ciò che abbiamo realizzato “parli” al nostro target, ossia a tutti coloro che per noi rappresentano l’insieme dei potenziali, futuri, acquirenti del nostro prodotto o servizio. 

Come per una campagna, un’affissione o qualsiasi altro elemento di comunicazione pubblicitaria, se il marchio non comunica e non trasmette le peculiarità dell’azienda o del prodotto per cui è stato creato, non serve a niente.

Se, quando leggiamo un marchio aziendale, non captiamo immediatamente di che cosa si occupa l’azienda o il prodotto che ci sta dietro e, quindi, non lo memorizziamo, il marchio realizzato è assolutamente inutile.

Come per la comunicazione pubblicitaria in generale, non esistono marchi belli o brutti, esistono solo marchi che funzionano, in poche parole, che fanno vendere, facendo raggiungere alle aziende cui appartengono, i propri obbiettivi.

Esiste, quindi una regola: la migliore pubblicità è quella che si capisce, nient’altro.

Citiamo l’esempio, veramente interessante nella sua estrema semplicità, ma estremamente chiarificatore: tale don Aldo, parroco di un comune della Val Camonica (più esattamente Bienno, in provincia di Brescia), in occasione dell’allestimento di un punto di ristoro gestito dai ragazzi dell’oratorio locale, all’interno di una festa patronale, anni fa si inventò un marchio che andasse a richiamare in modo ironico, ma assolutamente geniale, uno dei brand di ristorazione più famo si a l mondo: Mc Donald’s (vedi foto).

La genialità del giovane parroco fu quella di capire che se si voleva attirare i giovani, bisognava utilizzare il loro linguaggio, quindi, utilizzando un “escamotage” grafico già pronto che, adattato al proprio nome, realizzasse una comunicazione estremamente sintetica quanto efficace.

La trasformazione del logo di Mc Donald’s in “Mc Donaldo” si è rivelata assolutamente vincente; ho potuto constatare di persona, l’enorme afflusso di giovani intorno al “creativo” Don Aldo.

Non meno importante è la scelta del pay off, quella frase, generalmente posta sotto il marchio aziendale, che deve rafforzare e istituzionalizzare il prodotto o servizio cui si riferisce.

“Kraft, cose buone dal mondo”, “Dove c’è Barilla, c’è casa”, “Altissima, Purissima, Levissima”, sono solo alcuni esempi che spiegano come i pay off aiutino in modo importante la lettura del marchio, condensando in poche parole la filosofia di ciò che sta dietro al marchio stesso.

I pay off devono utilizzare un tono perentorio e allo stesso tempo rassicurante, quasi si voglia comunicare a chi legge, la serietà, la veridicità e la bontà del prodotto, o dell’azienda pubblicizzata. 

Ma una volta realizzato il marchio, come posso tutelarne la mia proprietà?

Il proprietario di un marchio aziendale può tutelare, tramite registrazione, un’infinità di cose, le parole (nome dell’azienda, del prodotto o del servizio, NIKE, SUPERGA, TOYOTA, ecc.), il lettering (come quello lezioso della COCA COLA o più duro di BRIDGESTONE ), la disposizione dei singoli elementi tra di loro, la parte grafica dell’elemento figurativo (la “S” di ESSELUNGA, le tre strisce della ADIDAS, ecc.), la combinazione di due o più  elementi uniti tra loro (il baffo di NIKE con la scritta “NIKE” nel lettering che tutti conosciamo).

Ancora, possiamo registrare la forma di un prodotto o il suo confezionamento (il packaging), la caratteristica bottiglia della VECCHIA ROMAGNA o il tubo colorato delle patatine PRINGLES, così come l’involucro che contiene il prodotto con il logo impresso.

Anche il posizionamento del marchio può essere registrato, onde farlo rendere ancora più riconoscibile, su di un capo di abbigliamento, su di un’auto sportiva o sulla schermata di un network televisivo, oppure può essere ripetuto a formare una “texture” che, come una sorta di “mantra” grafico, ci ricorda ripetutamente l’azienda cui appartiene.

Il colore, la combinazione o l’accostamento di più colori possono diventare essi stessi marchi aziendali identificativi: il rosso FERRARI, i dischi arancione e rosso di MASTER CARD, i colori di GOOGLE, ecc.

Così, come i colori, anche i suoni presi singolarmente, o combinati tra di loro a formare una sigla o uno stacchetto televisivo o radiofonico, possono essere tutelati legalmente.

Perché dovrei fare realizzare ad altri un marchio, quando potrei farmelo da solo?

L’avvento dei computer e delle tecniche digitali che permettono a chiunque di fruire di programmi di grafica, ha fatto si che ognuno si senta autorizzato a chiamarsi “creativo” e a realizzare in casa propria marchi aziendali, annunci pubblicitari e quant’altro possa servire alla creazione dell’immagine della propria azienda.

La realtà è che dietro ad una progettazione ci sta sempre un lungo lavoro, frutto di studio, di esperienza e di background culturale che l’art director o il grafico di turno, devono mettere a disposizione per la realizzazione di un prodotto bello esteticamente e, soprattutto, efficace e funzionale.

La conoscenza della geometria, delle regole ottiche, delle leggi cromatiche, oltre che alla conoscenza delle tipologie delle aziende e, non ultimo, del mercato, sono solo alcune delle componenti che il progettista deve conoscere.

Quindi, bando all’improvvisazione, non è possibile costruire una casa se ci improvvisiamo architetti, così come non possiamo curare un malato improvvisandoci medici.

La stessa cosa vale per un marchio aziendale, non basta prendere una semplice figura geometrica, abbinarci un lettering ed inventare una frase “carina” come pay off.

Il marchio deve essere il vero biglietto da visita dell’azienda o del prodotto, un concentrato di sintesi grafica e concettuale, anche perché, oltre a rappresentare qualcosa, deve rappresenta qualcuno che produce e che deve essere, prima di tutto, credibile.

Nostermond Communication, agenzia di pubblicità e comunicazione a Brescia, si occupa da anni di progettazione di marchi, logotipi e restyling di brand già esistenti. La competenza dei professionisti che ci lavorano proviene da esperienze pluriennali nell’ambito della creazione e progettazione grafica e questo ci permette di realizzare per i clienti marchi e logotipi in grado di competere in qualità ed efficacia con i principali competitor delle loro aziende.  Contattataci qui per ogni informazione sui nostri servizi.

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